GATTI, figli e nipotini, montagne e mare, corse e politica. E soprattutto Napoli, immensa, amata, impareggiabile nel suo splendore e nella sua bellezza, nella sua miseria e nella sua nobiltà, la città-mondo di cui gli chiede avidamente notizie Arafat. Antonio Bassolino ha scritto un romanzo, che è anche un libro di memorie e di incontri, di malattie e sofferenze, in cui si intrecciano passato e presente, soprattutto i decenni più vicini e la parte della sua vita a cui tiene di più: l’esperienza di sindaco di Napoli.
“Le Dolomiti di Napoli” (editore Marsilio, pagine 206, euro 15), mette quasi tra parentesi i dieci anni di presidente della Regione Campania. Ne parla all’inizio per ricordare la crisi dei rifiuti «che nei mesi a cavallo tra il 2007 e il 2008 precipita in modo grave». Lui già da tempo non ha più responsabilità, ma «ogni distinzione è travolta. Era come se fossi sempre io il commissario. Anzi, ero commissario, presidente, sindaco di Napoli e di tutti i 551 comuni della Campania, presidente di tutte le province, e magari anche premier e intero governo nazionale. La vicenda viene usata per colpirmi, nel centrosinistra perfino più che nel centrodestra».
Con lui sindaco «per diversi anni Napoli era diventata una delle grandi città italiane più pulite» e «i molti turisti che venivano da tante parti del mondo restavano impressionati positivamente proprio dalla pulizia, dall’antica bellezza nuovamente valorizzata, dal restauro di piazze e di monumenti, da un risveglio sociale oltre che culturale. La città aveva ritrovato una sua identità e riconquistato un suo posto, giusto e meritato, nella considerazione nazionale e internazionale».
Il libro ruota attorno a un’idea, che gli dà poi il titolo. Le Dolomiti sono sicuramente un riferimento concreto di un’esperienza personale, perché Bassolino è uno scalatore da ferrate. Il racconto, denso e preciso da scrittore di razza, è appassionante quando si inerpica su montagne leggendarie, compresa la ferrata di poco più di un mese fa sul Monte Zebrù dove poche settimane prima avevano trovato la morte sei esperti alpinisti. Ma le Dolomiti assumono simbolicamente il valore del carattere dell’uomo e del suo rapporto con la complessità di una città come Napoli. Perché la montagna è fatta di salite e discese e, quando si vuole o si può, di risalite.
In un passaggio dedicato ai due gattini, che gli riempiono casa e vita, l’ex sindaco di Napoli dà la chiave di lettura del libro: «Ginger sale sugli alberi, mentre Fred si esibisce in salti spettacolari. Felici, rincorrono farfalle, insetti e lucertole. Dopo aver preso confidenza con un piccolo ulivo, Ginger sale su uno più grande e alto. È incredibile quanto sia agile: sembra un acrobata, quasi una piccola scimmia. Poi si accorge che scendere è molto più difficile che salire, come sappiamo tutti; soprattutto chi frequenta la montagna e raggiunge i luoghi più difficili e le cime più affascinanti dove sembra di toccare con il corpo l’infinito».
Bassolino ha scalato le Dolomiti di Napoli, in anni di guida della città rischiarati da luci più che da ombre. Le inconfondibili radici popolari della città si fusero con la riscoperta di una tradizione artistica e culturale di valore europeo. Si respirò una bella aria in quegli anni. Piazza Plebiscito si trasformò in un luogo centrale dell’arte mondiale, si impresse un’accelerazione alla realizzazione della metropolitana, che oggi è già, e nel giro di due anni lo sarà definitivamente, la più grande opera di tra sporto urbano su ferro del nostro paese, e contemporaneamente un museo con le più belle stazioni d’Europa.
“La Salita” è anche l’episodio del film in cui Mario Martone gli fa scalare, nei panni di Toni Servillo, il Vesuvio ponendogli domande insidiose sulla politica, l’ideologia e il governo della città.
Poi la discesa, più difficile, come lui ammette, della salita, che avviene negli anni del governo regionale, soprattutto della seconda legislatura che, ammette, avrebbe fatto bene a evitare: «Anni difficili. La fase più drammatica della crisi dei rifiuti, purtroppo, cancella tutto… Giorgio Napolitano pronuncia da Capri parole ingiuste, in quei giorni. Ingiuste come quelle sui “giorni tra i peggiori per Na poli”, dette nel novembre 2006 in riferimento a gravi fatti di ordine pubblico».
Ora questo libro, che racconta salita e discesa, e che forse prelude ad una risalita, ad un ritorno. In mezzo ci sono pagine memorabili come quelle sul rapporto tra Napoli, San Gennaro e il Vesuvio, sull’emorragia che lo portò ad un passo dalla morte, e poi vicende politiche tormentate, e tanto, tanto privato. Da questa miscela di vita scaturisce una conclusione che è insieme una confessione e una riflessione: «Per tanto tempo, per molti di noi la vita coincideva con la politica, con l’agire collettivo, con la voglia di cambiare il mondo. La dimensione politica resta importante ma non può essere l’unica e nemmeno dominante. Combattere le disuguaglianze, valorizzare la qualità del lavoro e fare avanzare le forze deboli della società restano grandi finalità da perseguire in modo moderno e con animo appassionato. Ma senza la pretesa di caricare sulle nostre spalle l’intero mondo e l’illusione di cambiare perfino la vita stessa delle persone nelle sue diverse espressioni. Fuori dalla politica c’è tutto un mondo, c’è tanta vita, e forse cercare di cambiare la propria vita è anche un modo per mettere su basi più giuste un rapporto tra politica e vita.
Tutto questo appare forse più chiaro, perfino più naturale se si guarda il mondo con gli occhi dei figli, di quei propri figli ai quali non sono stati dedicati tutta l’attenzione e tutto il tempo che avrebbero meritato. Se si impara a guardare il mondo con gli occhi dei bambini che preparano il futuro!