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Scafarto, la Consip e l’istituzione

Un giudice dice bianco, l’altro dice nero. Così va la giustizia. Dunque, Giampaolo Scafarto, prosciolto un anno fa dal gup, è stato ora rinviato a giudizio per falso (l’ufficiale dei carabinieri avrebbe redatto un’informativa infedele nell’inchiesta Consip): sarà il processo a dimostrare la sua innocenza o il contrario, fatto sta che ieri si è dimesso da assessore alla legalità al Comune di Castellammare. Gesto corretto, ma perché il sindaco Cimmino volle correre il rischio di trovarsi in questa situazione? La presunzione d’innocenza dovrebbe essere un criterio valido ma ciò non esclude che nelle scelte istituzionali la prudenza sia ancora più valida. 

Muccino e la Calabria, che noia

Ci risiamo. Si parla della Calabria e i calabresi si risentono. Anche quando sono loro che incaricano chi deve parlar di loro. Ora è toccato al regista Gabriele Muccino chiamato dalla compianta Jole Santelli a raccontare la sua terra. Sul filmato lungo una mezza dozzina di minuti si è accesa una discussione molto vivace e mi pare sia prevalente il coro critico. Di mio aggiungo queste poche righe solo per dire che io dopo due-tre minuti mi sono annoiato desiderando che finisse. Ho avuto l’impressione che il regista la Calabria non la conosca. Poi mi sbaglierò. Passerà anche questa.

“Rompete le righe”, e si vede

Non so dire se il lookdown sia la linea giusta, ma mi fa riflettere l’intervista del Corriere della Sera a Anders Tegnell, l’epidemiologo che ha ideato la strategia svedese del “non chiudere tutto” per affrontare il Covid-19. Al momento la Svezia non è colpita dalla seconda ondata come gli altri paesi europei. Perché? Lui risponde: «In Svezia non abbiamo fatto il lookdown e non abbiamo riaperto nemmeno dopo il nostro “lookdown virtuale”, in pratica molti svedesi sono rimasti a casa». Anche durante questi mesi estivi durante i quali da noi il “rompete le righe” non dichiarato è stato pratica diffusa. E ora paghiamo.

De Luca, non fare il Trump

Il presidente della Regione Campania ha ironizzato alla sua maniera su Halloween definendola “un’americanata”. Dal mio punto di vista ha anche ragione ma lui se la poteva risparmiare perché l’eventuale necessità di divieti anti-covid sarebbe esistita lo stesso se la prossima festa fosse stata l’Immacolata o Natale, e non per questo avrebbe avuto da chiosare. Vincenzo De Luca, non strafare, tieni per te i giudizi e le battute, a noi campani premono, soprattutto in questo momento, le decisioni che adotti e non le tue opinioni e i tuoi gusti. Nel mondo c’è già Trump che ci preoccupa, non ti ci mettere pure tu.

 

La morte di Jole Santelli

Un brutto lampo. Leggo il flash della notizia della morte di Jole Santelli ed è una brutta notizia. Aveva 51 anni e soffriva da tempo di un tumore che era diventato sempre più aggressivo negli ultimi tempi, ma ha affrontato, al di là dei giudizi sul suo operato, con discrezione e coraggio una stagione estremamente difficile e senza precedenti della vita della sua terra, comune del resto a tutti il paese.  Ha preso anche decisioni contestate ma ha continuato a operare non facendo pesare le ansie per le sue condizioni. Si apre una fase inattesa e complicata per la Calabria. Ora solo un pensiero addolorato. 

Aggiungi un posto al tavolo

Nel totosindaco napoletano che, appena dopo il voto regionale, impazza a più non posso, mancano molti tasselli e fino alla scelta definitiva dei veri candidati se ne vedranno di belle e di brutte. Per ora un paio di aspiranti già ci sono: l’agnello forse sacrificale Alessandra Clemente e il verde Francesco Emilio Borrelli. Mentre nel  centrodestra si è ancora alla fase pre-pre, nel centrosinistra c’è grande agitazione benché  l’arrosto si scorga poco tra il denso fumo. Saranno molti i commensali in un tavolo con un solo coperto. E al momento è assente un nuovo potente interlocutore che irromperà sulla scena e che  sembra stare a guardare, sembra… Ogni riferimento a Vincenzo De Luca non è assolutamente casuale. 

Tra Atene e Sparta

Cosenza, l’Atene della Calabria, di Telesio, Campanella, dell’Accademia e, perché no, di Calatrava. Il documentario di Rai Storia ha insistito molto su questo titolo, certamente meritato per la storia ricchissima e le presenze di immenso valore culturale. I cosentini sono divisi. Legittimo orgoglio, sicuramente, ma anche qualche rilievo sui commentatori (tutti di fuori) e sul tono aulico. Soprattutto gli autori potevano risparmiarsi di esagerare esultando per la “nuova alba” della città. Pur tuttavia ai non cosentini e calabresi è arrivato un bel messaggio. Non sarà Atene e neanche, fortunatamente, Sparta, ma è una città straordinaria che meriterebbe molto di più.

Napoli mondiale

«È editore, è libraio e con il figlio Giancarlo tiene aperti due negozi che sono trincee di cultura e civiltà. Napoli sia orgogliosa di Raimondo Di Maio, dell’Averno della Glück e di se stessa». Così parlò José Vicente Quirante Rives sul Nobel della letteratura a Louise Glück. La piccola casa editrice Dante & Descartes di Raimondo Di Maio, che solitariamente ha pubblicato la poetessa, parla della Napoli che amiamo. Grazie a un’americana, uno spagnolo e a un napoletano europeo.

Orwell a Santa Lucia

In tempi di guerra disciplina di guerra. Ma, sempre che si sia in guerra,  alle proteste contro la decisione dell’Unità di crisi regionale di imporre ai direttori e medici di Asl e ospedali di non dialogare con la stampa, la Regione Campania replica: non c’è alcun bavaglio  ma solo la necessità di garantire notizie non distorte e di non provocare allarmismi. Potrebbe anche aver ragione, ma poi chi stabilisce il limite? I giornalisti fanno il loro mestiere (raccogliere e pubblicare notizie) e non devono mai smettere di farlo.

Napoli mondiale

«È editore, è libraio e con il figlio Giancarlo tiene aperti due negozi che sono trincee di cultura e civiltà. Napoli sia orgogliosa di Raimondo Di Maio, dell’Averno della Glück e di se stessa». Così parlò José Vicente Quirante Rives sul Nobel della letteratura a Louise Glück. La piccola casa editrice Dante & Descartes di Raimondo Di Maio, che solitariamente ha pubblicato la poetessa, parla della Napoli che amiamo. Grazie a un’americana, uno spagnolo e a un napoletano europeo.

Orwell a Santa Lucia

In tempi di guerra disciplina di guerra. Ma, sempre che si sia in guerra,  alle proteste contro la decisione dell’Unità di crisi regionale di imporre ai direttori e medici di Asl e ospedali di non dialogare con la stampa, la Regione Campania replica: non c’è alcun bavaglio  ma solo la necessità di garantire notizie non distorte e di non provocare allarmismi. Potrebbe anche aver ragione, ma poi chi stabilisce il limite? I giornalisti fanno il loro mestiere (raccogliere e pubblicare notizie) e non devono mai smettere di farlo.Orwell

Il Castello

Depurata da rituali pregiudizi sugli italiani, “Borgen” è una serie Netflix da vedere. Nel “castello” danese si raccontano la solitudine del potere, il ruolo della donna, gli intrighi e le trappole, i temi dei nostri tempi, l’informazione che cambia e non si sa se in meglio, un’idea di famiglia e tanto altro. Molto più di uno sceneggiato. Poi ci sarà pure del “marcio in Danimarca” ma qui non lo nascondono. Quando anche in Italia? Pensiamoci, “La piovra” ormai è preistoria.

Lingua mia, lingua tua

Lookdown, feedback, know-how, sold out, stage… Ora leggo in un titolone di un giornale importante “cluster” e mi chiedo quanti ne conoscano il significato. Una domanda volatile dal momento che poi un po’ alla volta tutti sapranno. La nostra lingua è viva, si rinnova giorno dopo giorno e nulla può contro gli inglesismi, che semplificano ovviamente più di un cinesismo. Consoliamoci ricordando che i giovani devono conoscere più lingue. Tutto cambia purché nulla si distrugga.

L’importante… era partecipare

Dello sport si amano la lealtà e le regole. E accetti di perdere se l’altro è più bravo purché le citate regole siano chiare. Specie quando in gioco ci sono soldi, soldi, soldi… e, ad abundantiam, entra in gioco un  calciatore dalle invisibili sembianze di un virus. Dunque, la Juve propone e la Lega Calcio dispone o viceversa. Non mi piacciono le rituali lamentele dei tifosi napoletani, ma oggi mi sento con loro. Attenzione, però, alla nemesi e ricordiamo Trump, Bolsonaro, Johnson… Meglio spegnere.

L’acceleratore che frena

Dello sport si amano la lealtà e le regole. E accetti di perdere se l’altro è più bravo purché le citate regole siano chiare. Specie quando in gioco ci sono soldi, soldi, soldi… e, ad abundantiam, entra in gioco un  calciatore dalle invisibili sembianze di un virus. Dunque, la Juve propone e la Lega Calcio dispone o viceversa. Non mi piacciono le rituali lamentele dei tifosi napoletani, ma oggi mi sento con loro. Attenzione, però, alla nemesi e ricordiamo Trump, Bolsonaro, Johnson… Meglio spegnere.

Le risposte senza domande

Conferenza stampa: intervista concessa da uomini politici o dello spettacolo, da sportivi ecc. a un gruppo di giornalisti, specialmente incentrata su un tema particolare. La definizione non è mia ma del vocabolario De Mauro. Occorrerebbe ricordarlo a chi ritiene più comodo farsi domande e risposte e caso mai di evitarle proprio le domande. I giornalisti dovrebbero rifiutare di parteciparvi se sono comizi. Dovrebbero…

Neanche le tombe insegnano

Si scoperchiarono anche le tombe nel cimitero nel 1998. La frana di Sarno fu devastante, tragica. La pioggia ieri ha rispolverato quelle immagini agghiaccianti. Vissi quei giorni da vicino perché dirigevo la cronaca salernitana del Mattino. Il tempo, in tutti i sensi, sembra non insegnarci nulla. Viaggiamo con un ‘utilitaria come se avessimo una Ferrari. Senza limiti andiamo a sbattere perché la Terra restituisce quello che le diamo.

Pasolini e la sconfitta

Pasolini riteneva “necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta” e preferiva “all’antropologia del vincente di gran lunga chi perde”. Non so se avesse ragione se penso all’ennesima sconfitta della sinistra-sinistra ridotta all’irrilevanza. Ma poi leggo che lui si riferiva alle nuove generazioni mentre qui a perdere sono le generazioni stagionate, come la mia. Le quali, più che essere educate, dovrebbero insegnare.

Giudizio, Pedro. Giudizio, Pedro​

Per vincere serve stare al centro con una pendenza, secondo necessità, ora a destra ora a sinistra. Il Pd, salvo qualche periodo di magra, non a caso è sulla scia della Dc che ha governato dalla nascita della Repubblica a Mani pulite. Ed anche quando sembra soccombere ecco che risorge dalle ceneri. Meglio farsene una ragione. Forse perché, manzonianamente, l’italiano medio ama procedere “adelante con juicio”. Finché può…

Il fine e i mezzi – Settembre 2020

In tempi in cui la morale non sembra stare in buona salute scomodo Machiavelli per chiedermi, e non sono il primo a farlo, se davvero il raggiungimento di uno scopo autorizzi la violazione di qualsiasi principio. Dipenderà anche dal fine dato che il mezzo dovrebbe contenere qualcosa, anche minima, di ciò che si vuole raggiungere. Altrimenti. Questo pensierino lo dedico a Vincenzo De Luca prima del suo trionfo.